
La Blizzard sta per rendere disponibile l'asta con soldi veri per i giocatori europei di Diablo 3, ma potrebbe arrivare uno stop a questa funzione per il gioco di ruolo dalla Corea, uno dei maggiori mercati per lo sviluppatore, che pensa di mettere al bando il commercio di oggetti nei videogiochi con soldi veri. Non sarebbe solo Diablo 3 a venir colpito dal provvedimento, fra i vari giochi a pagarne le spese ci sarebbe anche World of Warcraft, del quale però Blizzard non supporta ufficialmente tale pratica, e molti Mmorpg gratuiti che hanno un grande seguito in Corea.
E' ironico pensare che il veto arrivi proprio dal paese che ha causato lo slittamento dell'uscita di Diablo 3, proprio in attesa dell'ok della Corea sulle aste con soldi veri. La proposta arriva direttamente dal ministro della cultura, dello sport e del turismo coreano che, stando a Korea Times, sta pianificando la messa al bando del commercio di oggetti nei videogiochi per evitare che gli studenti perdano troppo tempo.
Kim Kap-soo, uno dei collaboratori del ministro, ha dichiarato che lo scopo dei videogiochi è l'intrattenimento, ma dovrebbero essere usati anche per scopi accademici ed altre buone cause. Per avere maggiori delucidazioni sul provvedimento dovremo attendere il mese prossimo quando questo verrà annunciato ufficialmente, ma sembra proprio che il punto cardine sia la lotta al commercio digitale.
Inoltre la legge proibirà l'utilizzo di programmi che permettono ai personaggi d'andare a caccia di oggetti anche quando il giocatore non è fisicamente presente. Secondo il ministro, è più del 50% l'ammontare degli oggetti, che si possono scambiare con il commercio digitale, ad essere ottenuto proprio in questo modo. A questa pratica vengono attribuiti molti problemi per la società come la criminalità giovanile. Le pene per i trasgressori dovrebbero essere un'ammenda pecuniaria di 50 milioni di Won (pari a 43.000 dollari o 27.000 sterline) e 5 anni di carcere, sicuramente dei provvedimenti davvero severi anche se non è specificato se a danno delle software house o dei giocatori.
Partendo dal presupposto che l'utilizzo di programmi esterni al gioco, usati per la raccolta di oggetti in automatico, sono condannati dalla stessa Blizzard. Il giro di vite del governo coreano andrebbe a colpire anche diversi giochi made in Korea. Sono molti i Mmorpg ed altri titoli free to play, che hanno successo proprio in questo paese, che però basano il loro guadagno sull'acquisto d'oggetti con soldi veri, questi saranno costretti a chiudere oppure trovare un altro sistema per monetizzare.
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